Il mare ... Mi piaceva il mare: contare le conchiglie
sulla sabbia. Raccogliere i capelli e abbandonarmi
a quella luce che ti abbaglia. Che ti chiama
Ci sono smagliature, percorsi oscuri, gallerie:
ho la sensazione di avere perduto qualcosa di
essenziale. Forse un bottone colorato, una volta
Non ricordo più bene. Sarà il lume fioco
e il baluginìo della lampada sul foglio. Comunque
la vita è strana. Mi hanno presa per mano, o forse
legata in qualche modo. Con un bacio. O un
addio. C’è il vento che cigola alla persiana
Limatura, ecco, ma di un ferro morto,
usurato dal tempo. A questo si riduce?
Che sia quello il resto, il guadagno, la risposta? Ma l’onda
e la risacca nelle conchiglie dell’estate, una volta
Dovrò andare, lo so, partire. Come tutti.
Affondare... Sì, mi piaceva il mare:
nuotare, precipitare lentamente, volare in quello
zodiaco d’ombra, senza peso, sospesa, innocente,
alla stella che trema sul fondo, all’inizio, alla sorgente
Da: L’altezza del gioco, CUEC, 2003.