(…)
Io, io mi chiedo
A che servono
Gli sbarramenti che sbarrano
E le strade ben tracciate
E i camion che schiacciano le piccole
Yasmina di nove anni
Correndo tra gli stomaci ad aria compressa
E la pelle di carta da pacchi.
Io c’ero, quando il
Camion l’ha schiacciata
E il sangue è schizzato
Il sangue.
E allora, basta, basta così…
Lascio a chi ha già visto un camion
Schiacciare un uomo e il sangue
Schizzare
Il privilegio di
Ricordarsi
L’orrore
E lo schifo e poi scappare da vigliacchi
Davanti a un cadavere
Soprattutto davanti al cadavere d’una
Bambina innocente
(…)
Ma con la pancia piena e i piedi in una pantofola
I figli di Carlo Magno cantano una
Canzone
Una di quelle che s’imparano a scuola
Il court, il court le furet
Le furet des bois, mesdames.
etc.
Non prendertela con me
Carlo Magno
Ma proprio non va bene
Se ci pensi
Che certi crepino
E che altri se la ridano
Che alla festa nazionale siano sempre gli stessi
Che s’ingozzano al buffet
Non hai visto niente
Carlo Magno
Con i tuoi somari e i tuoi secchioni e le tue canaglie e i tuoi
Mendicanti, e i tuoi ladri e assassini
Debosciati e pezzi da forca
Della razza dei Villon
Non hai visto niente
Ed è per questo che non t’arrabbi come me
Ah! Se potessi portarti
Tenendoti per mano
Attraverso caverne, ricoveri, strade fognose, e
Miserie, bidonville aggrappate tra due cimiteri
Le Rue de la Lyre, le Pêcheries
I morti di fame e di freddo, le madri di famiglia
Prolifica premiate col prix cognac21, che mendicano con marmocchi
Appesi alle braccia e ai piedi
E i vecchi che s’arrampicano tra le loro barbe e
I portuali che dormono sotto cattive stelle e i
Malati che agonizzano sotto portici e caterve di
Poveracci stesi gli uni sugli altri sopra a uno
Sfiatatoio di forno per riscaldarsi e succhiarsi
Il fiato del pane fresco e le catapecchie di foglie morte
Che ammucchiano a palate22, e attraverso le pietre inoltre
E le lucertole e le bettole e le povertà e le
Miserie
Tenendoti per mano
Così semplicemente
Come due qualunque
In una folla ancora più anonima
Cercando croste d’ostia
Nella borsa
Di chi si appella alla dichiarazione
Dei diritti dell’uomo
Della donna, del bambino e del vecchio
E dell’orfano
E della piccola Yasmina KHOUNI.
Un popolo di mendicanti
Ora sai cos’è
Carlo Magno
È per questo che soffro come un cane
Schiacciata una volta
E poi ancora
Sotto gli occhi del padre
Pater noster
Che la spingeva
E la spingeva ancora
Sotto i miei occhi
Sotto gli occhi del camionista
Sotto gli occhi del camion
Sotto gli occhi della gente che paura aveva sì, ma fame no
Sotto gli occhi del sole che brillava
Sotto gli occhi di tutti
Sotto i tuoi occhi, Carlo Magno
E tutti questi occhi erano buoni da scoppiare e da finire
Sotto ruote di camion
Perché si limitavano a
Guardare
Come degli stupidi
Come rane
Ma con la pancia piena i figli di Carlo Magno
Cantano una canzone
Una di quelle che s’imparano a scuola
Une fleur au chapeau
A la bouche une chanson
Un coeur joyeux et sincère
Et c’est tout ce qu’il faut
etc.
Ah!
Bisogna proprio guardarli il Venerdì in fila
Indiana
In fila
per quattro
Per strada o nelle case, raccattare uno in coda all’altro
Le pepite
Della loro miseria nel fango delle
Coscienze
Pescare nel bronzo dei cuori un
Po’
Di questa polvere di metallo di cui tappezzano la pelle dei loro
Stomaci
Per la fame futura
Le mendicità si concimano col
Letame del Vitello d’oro
E
Si
A-Ra-
No
Col vomere dell’indifferenza.
Ah! razze d’inferno e da forca e del Venerdì
Che comprate al bazar
Del Buon Dio
E del rimorso riconoscente
Olio d’oliva lasciato lì e che vuotate a goccia
A goccia
Sui bulloni dei vostri ordigni a produrre similpietà
A goccia
A
Goccia
A lacrima a
Lacrima che rispremete nelle ciotole
Dei poveri e nei salvadanai dei bambini che schiacciate
Con le grasse risate dei vostri
Camion
(…)
Lettura: Gianluca Paciucci & Adriana Giacchetti.
