Dove comincia la mia memoria?
AMOS OZ
I miei antenati inventarono la Via Lattea,
diedero a questa intemperie il nome della necessità,
la fame la chiamarono muraglia della fame,
alla povertà posero il nome di tutto ciò che non è estraneo alla povertà.
Poco è quello che un uomo può fare con il pensiero della fame,
a malapena disegnare un pesce nella polvere dei cammini,
a malapena guadare il mare in una croce di legno.
I miei antenati attraversarono il mare su una croce di legno,
ma non chiesero udienza,
così che vagarono per i fascicoli
come i ricci e i ramarri vagano per i sentieri dei villaggi.
E giunsero agli arenili,
negli arenili la terra è scintillante come le squame di pesce,
la vita negli arenili ha solo lunghi giorni di pioggia e poi lunghi giorni di vento.
Poco è quello che può fare un uomo che nella vita ha avuto solo queste cose,
a malapena starsene a dormire sdraiato nel pensiero della fame
mentre ascolta la conversazione dei passeri nel granaio,
a malapena seminare legna di fiore sul lenzuolo degli orti,
andare scalzo sulla terra scintillante
e non seppellire in essa i suoi figli.
I miei antenati inventarono la Via Lattea,
diedero a questa intemperie il nome della necessità,
attraversarono il mare su una croce di legno.
Allora posero nome alla fame perché il padrone della fame
si chiamasse signore della casa della fame
e vagarono per i cammini
come i ricci e i ramarri vagano per i sentieri dei villaggi.
Poco è quello che può fare un uomo con le briciole della pietà,
mangiare pane bagnato nei giorni di pioggia a cui poi seguiranno lunghi
giorni di vento
e parlare della necessità,
parlare della necessità come si parla nei villaggi
di tutte le cose piccole che si possono avvolgere con cura in un fazzoletto.
Voce: Juan Carlos Mestre
Musicisti: Massimo Mollo, Andrea Sensale, Ferdinando Gandolfi, Massimiliano del Gaudio.
Napolipoesia, 2010.

