La luce cade sul tavolo dell’ometto
che rilegge alcuni fuochi e
scuce le maniche dell’unità.
La luce avverte che se ne sta per andare
con una sorta di spegnimento che
arriva e entra il deserto, l’incerto
accoppiamento dell’uomo con la sua furia. Un cane
conversa con le stelle e la casa
si riempie di compagnie oblique
e chiassose. Il male sta lì, seduto.
L’ometto intinge la penna
in correnti di sangue inesistenti, aggrovigliate
a mostri veri e propri e a
paesi visibili che scricchiolano.
Chiama buoi a strappargli via il cuore
mentre lui rivolta gli inferni.
Da: Valer la pena, Guanda, 2007.