Vedo treni popolati
da spettri che si allontanano. Marciano
verso luoghi deserti, verso regioni
che le mappe celano
come si cela la paura.
Vedo la solitudine
negli occhi di un bambino
che è spettro e non comprende
la sua condizione ferita, un bambino triste
che avanza in quel treno
verso l’abisso della paura.
Quel treno attraversa villaggi
abitati, passa tra gente muta
o cieca che costruisce
l’impostura dell’ignoranza
e della fuga: eludono il proprio destino
come si scaccia la paura.
Negli occhi di spettro di quel bambino
non cresce il tarassaco
perché non c’è terra né acqua:
vola solo l’uccello oscuro,
la geografia dei sogni infranti,
il ricordo senza occhi di un dubbio
che somiglia
terribilmente alla paura.