Sapremo mai perché in certe mattine
c’è un odore di polvere e sangue
nei pressi del rosaio che cresce nel giardino?
Perché con quest’odore di cui ignori l’origine
un muro distrutto si erge nel tuo ricordo
e c’è un bambino senza occhi in mezzo alla strada
e pali telegrafici
attraversano, come macerie, la carreggiata?
Se tu eri il più saggio dell’infanzia,
quello che aveva gli occhi al loro posto,
non quel bambino che fugge spaventato e cieco,
ma quello felice, perché quest’odore di polvere
nella rosa, quest’immagine di luce sconvolta,
questo paesaggio morto di pali abbattuti
in carreggiate inutili?
Da: "La densidad de los espejos". Huelva, 1997.