La terza notte nella suite matrimoniale
senza la sposa, ebbe paura.
Non poteva affrontare un altro sogno così,
non bagnato, come si sarebbe aspettato,
ma nemmeno secco – uomini che scavavano buche
per poi riempirle d’acqua, asini
che attraversavano valli improvvisamente allagate.
L’orologio faticava a svegliarlo,
a tirarlo fuori dall’enorme letto,
oltre il sofà nell’angolo, su per i due gradini
nella doccia di cui aveva a stento bisogno,
dove si strofinava fino a diventare pulito come il neonato
che aveva sperato di concepire quella notte,
sotto il baldacchino simile a un sottogola,
in quella stanza di rosa e verde.
Nudo e gocciolante, chiamava la reception
per sentire se lei lo aveva chiamato, poi restava immobile
ad osservare il nuovo porticciolo,
come se potesse intravederla su uno yacht.
La terza notte non ne poté più –
Si vestì, con l’odore del profumo di lei intorno,
e lasciando lì i vestiti di lei,
l’abito nuziale nell’armadio,
passò davanti al portiere di notte sordo,
fino alla macchina. Non aveva idea
di dove fosse diretto, voleva solo che lei,
se fosse mai tornata, potesse vivere
la suite matrimoniale da sola,
potesse rigirarsi in quel letto a baldacchino
e raccontargli i suoi sogni.
Napolipoesia, 1999.