Istanbul, uccello dalle grandi ali
L’ho visto in sogno ieri
Mi ha preso sulle spalle, una gioia
Che si è tramutata in se stessa
Abbiamo tracciato assieme lunghe ferrovie
Distrutto la proprietà della tolleranza
L’immenso mar di Marmara si è impennato sotto le vie
Chissà perché, ho ripensato alla mia povera madre
Forse sperando che diventassi uomo
Chissà perché mi ha mandato a Istanbul
A fare strani lavori
A furia di frequentare giovani ragazze
Sono diventato una capra che sparge semi
Ma stavo vestendo le parole con una buona rima
Quando il piacere del fuoco del vino divampò
Istanbul premette il suo seno contro la mia bocca
Poiché comprendiamo il tuo desiderio, abbiamo il discernimento di quella fossetta
Anche la mia penna cominciò a flirtare
Il dono più bello che avessi ricevuto fino a quel giorno
Sono passati lunghi anni luminosi
A Istanbul dalle grandi ali
Le parti intime d’Istanbul
Mi hanno allattato come una madre
Ora non c’è più cielo né calma
Ogni angolo di Istanbul è avvizzito
*Con un pensiero a Raymon Queneau, René Char, e Nedîm.