Tomaso Tiddia
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Tomaso
Tiddia

La fede mia è morta, chi la tiene...

Biografia

Tomaso Tiddia (1963), una delle voci più appartate e, proprio per questo, più autentiche e incisive della poesia sarda contemporanea, ha stretto con Casa della poesia un legame fatto di terra, silenzio e rigore.

Nato a Iglesias nel 1963, Tomaso Tiddia è un poeta che abita la sua terra con la profondità di chi ne scava le radici e ne ascolta i battiti più segreti. La sua non è una poesia regionale in senso stretto, ma una poesia "universale" che parte da un luogo preciso — la Sardegna mineraria e arcaica — per parlare alla condizione umana tout court.

Il legame con Casa della poesia è nato sotto il segno di una comune visione etica della parola. Tiddia è un autore che diffida del rumore, che centellina i versi con la precisione di un orafo o di un minatore che cerca la vena buona nel buio.

La poesia di Tomaso Tiddia è fatta di sguardi, di silenzi carichi di attesa, di paesaggi che diventano stati d'animo. In lui, la Sardegna non è mai folclore, ma è "pietra, vento e solitudine", una geografia dell'anima dove il tempo sembra rallentare per permettere alla verità di emergere. I suoi versi hanno la forza della verità non detta, di ciò che resta dopo che il superfluo è stato spazzato via.

La presenza di Tomaso Tiddia è quella di un osservatore attento e discreto, capace di interventi fulminanti che riportano la discussione all'essenziale. È un poeta che ci insegna la pazienza della scrittura e il valore del "poco" che però è "tutto", rappresenta la dignità di una parola che non cerca il consenso, ma la precisione, e che proprio per questo riesce a toccare le corde più intime di chi legge.

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