Non vedo Sarajevo
sotto gli universi cinerei
di quest’ora.
Atterriti fuggono i cavalli
tra macerie
lungo il pendio in fiamme;
gli alberi carbonizzati
gettano ombra di ferite
sulla terra
e la più dolce voce
è un coltello che strazia le strade
invocando la morte.
L’esangue rete del fiume,
specchio di rovine,
doppia solamente le ali del corvo
che, incessanti,
delimitano la desolazione.
in: "Arcangelo d'ombra", Crocetti, 2005