a Izet Sarajlić
Vedo un giorno che sale come incenso
dalla terra che offre
fra le rose agitate dell’aurora;
vedo cavalli bruni con criniere ondeggianti
e sottili lusinghe del bianco vapore tiepido
dei loro musi.
Vedo montagne salde e amorevoli,
acque così appassionate
che la loro prossimità e’ fertile come il piacere
e nel cui seno dimora
la stella del mio petto;
e quando alla fine le rose
di nuovo si richiudono,
vedo la dolce tortora battere le ali tra gli alberi
e odo una voce che intona una strofa di Puskin:
si disperde nelle sue note purificatrici per sempre
il ricordo violento
che la città richiama.
(1987)