Solo perché sei morto ho potuto parlarti come ad un uomo
altrimenti le tue leggi me l’avrebbero impedito.
Pier Paolo Pasolini
I
Avrei voluto gondole e uva sulla tua fronte, tunica bianca di vichy per il tuo corpo di arbusto, vomitel, albero enorme in cui intagliano timpani, tamburelli a sonagli, musiche al tatto coraggioso della tua risata, tarambas, oboi e luci nella notte che si prende cura di te, fossile d’ambra, realgar, vetro indefinito che governa adolescente. Ma già il fumo che risolse i prìncipi è timpano dolcissimo, vespero nel pomeriggio dei Medici, sonaglio e sete nella tua luce definitiva, vertigine ora quando un’arpa inizia fonti di balsamo nella memoria, incenso nel tuo cenotafio di origano e prugne, farina nella pasta sfoglia senza fine, onesto cavaliere tanto soave nel galoppo e persino nitrito fucsia del centauro che volle Botticelli per portarti a spalla alla solitudine dell’ibis, madre comune e sacra che divorò il giaguaro, nastro nei capelli, miele di palma e mand

