per Izet
Ti teniamo il posto in caldo,
la grappa gelata.
Massimo sta accordando la chitarra
in attesa che la tua prima nota
ci guidi nel canto.
Dovunque il tuo volto, un miraggio,
quel largo sorriso da ragazzo come una luna asimmetrica,
che affonda in un’ondata di malinconia.
Sempre intento a qualche furberia, a qualche saggezza.
Sei qui e non ci sei. Diventiamo inquieti nell’attesa.
Nient’altro da fare con le mani,
che continuare a tenere la tua sigaretta fumante.
Non possiamo cominciare senza te.
“Allora Andiamo Izet. Andiamo Clementine…”
Ascolta il silenzio
creato dalla tua assenza.
Dove possiamo sospendere
la conversazione interrotta
che stavamo facendo con te.
In una tarda notte rugginosa,
danzando sui ciottoli
mentre tutta Salerno dormiva.
Solo il mare sveglio, indaffarato con se stesso,
batteva il fondo delle barche,
si alzava la marea…
“Quando sei? Dove?”
E cosa dobbiamo fare
con i nostri cuori
che danno strattoni a questo spazio vuoto.
La marea scende,
ci lascia pietre a mormorare
“ci manchi, ci manchi.”
Incontri internazionali di Sarajevo, 2003.