(JOSEPH BRODSKY)
Non conosco le paludi baltiche
né il metallo rotto dal freddo del nord
né la demenza della brina sopra il vetro notturno.
Mi è estranea la moltitudine tartara sottomessa come pascolo debole
la campagna del vento sulle scogliere grige
che ho intravisto solo sui moli tropicali
non era gelata ma ardente con la sua frustata di sabbia.
Non c’è stata neve afferrata alla mia penna,
né esilio del corpo in ogni parte eccetto il suo sogno,
e a stento immagino le rime preponderanti
- mi dicono - del russo nella guerra delle tue labbra
contro il falso sillabare e l’eco inesatto
di un altro idioma impostato.
Però le manie del ricordo sono le stesse,
anche se in questo clima temperato
non ci sono stagioni che le mettano in ordine,
e il peso della pioggia
che incurva la città con un fiume fittizio.
La memoria costruisce con regole basiche:
nell’infanzia, un muro, una strada, una stanza,
e la luce che era sempre da fuori o da dentro
smorta o pulita, silenziosa o i