(guardando la riproduzionedel quadro di Piero di Cosimo,
"La morte di Procri", a Mostar, nella mia stanza...)
L’assedio è lungo, come l’inverno
Il nostro re, sta bevendo il veleno
Della nequizia, dicono che è giustizia
Nella neve, nella notte, fuochi
Nel bosco stridore ubriaco
Di vari nemici ben conosciuti
Dei resti di quello che fu un muro
Dietro di me vedo
La città
Dove sorgeva
Che ho difeso
Felice di un così grande onore
Con la forza che mi restava
Con l’astuzia che mi restava
Che si nutriva
Solo
Del ricordo
Del suo santo nome
Che ho dimenticato
Fin dall’anno scorso
Il cortile è da tempo cenere
Eterna fortezza distrutta
I nostri arditi saccheggiatori
Si sono portati via il battaglio
La campana dondola senza suono
Le seducenti parole di gloria
Bruciano insieme con i vecchi libri
I giuramenti insieme alle lacrime sparse
Sono da tempo schiacciati
Mi limito a difendere il mio
Piccolo nel cuore
Piccolo nella borsa
In gola la freccia, o la furia
Oppure, già folle fantastico
Perché l’incubo mi opprima da sveglio
8 giugno 1993