Gezim Hajdari
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Gezim
Hajdari

Jam këmbanë deti

Biografia

Gëzim Hajdari, una delle voci più potenti, sofferte e originali della letteratura contemporanea in lingua italiana, simbolo vivente dell'esilio e della resistenza culturale:

Nato nel 1957 a Lushnje, in Albania, Gëzim Hajdari incarna la figura del "poeta tra due rive", la cui vita è stata spezzata e ricostruita dal trauma della storia. Cresciuto sotto la durissima dittatura di Enver Hoxha, Hajdari ha vissuto decenni di oppressione politica prima di diventare, dopo il crollo del regime nel 1991, uno dei fondatori del Partito Democratico e del Partito Repubblicano nella sua città natale. Tuttavia, la sua opposizione intransigente alla corruzione e ai vecchi apparati di potere del nuovo corso politico lo ha costretto a fuggire precipitosamente dall'Albania nel 1992 per scampare a gravi ritorsioni. Giunto in Italia come profugo, si è stabilito a Frosinone, dove ha vissuto per anni in condizioni di estrema povertà, lavorando come operaio e addetto alle pulizie, senza però mai smettere di scrivere.

La sua opera rappresenta un caso letterario unico: Hajdari scrive quasi sempre in una forma bilingue (italiano e albanese), creando un corpo a corpo tra le due lingue che riflette lo sradicamento dell'esule. La sua poesia non è mai consolatoria; è un grido aspro, epico e viscerale che denuncia i crimini del passato dittatoriale e l'ipocrisia del presente. Raccolte come Antologia della pioggia (1990), Corpo presente (1999) e Stigmate (2002) hanno rivelato un autore capace di fondere la tradizione orale albanese (il Kanun, le leggende di montagna) con la grande lirica europea. La sua è una "poesia del fango e delle stelle", dove il paesaggio aspro della sua terra d'origine dialoga con la solitudine dell'immigrato in terra straniera.

Nonostante la sua posizione di eterno "outsider", Hajdari ha ottenuto i massimi riconoscimenti della critica, vincendo prestigiosi premi come il Premio Montale nel 1997 e il Premio Pasolini nel 2007. Oltre alla propria produzione creativa, ha svolto un lavoro monumentale come traduttore e curatore, facendo conoscere in Italia i poeti albanesi perseguitati dal regime. Oggi, cittadino onorario di diverse città italiane ma ancora profondamente legato alle sue radici illiriche, Hajdari continua a essere una coscienza critica scomoda, un poeta che rifiuta le mode letterarie per testimoniare la verità del dolore e la dignità della parola. La sua figura è essenziale per comprendere la letteratura della migrazione, non come fenomeno sociologico, ma come vertice di una nuova estetica transnazionale.


Ha partecipato a "Lo spirito dei luoghi - Poesia contro la guerra" (1999) e a "Verba Volant" (2000).


Poesie disponibili

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